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KARATE

Karate 1
Karate 2

LA STORIA

Il karate, nato nell’arcipelago giapponese di Okinawa, iniziò a diffondersi tra i giapponesi attorno al XVI secolo, in occasione dell’occupazione delle isole nipponiche Ryu-Kyu da parte della Cina, che vietò agli abitanti il possesso di qualsiasi arma e ciò favorì involontariamente lo sviluppo di metodi di combattimento a mani nude.

E’ l’arte marziale da combattimento per antonomasia che tende a rafforzare contemporaneamente ed in maniera equilibrata il corpo, la mente e lo spirito. Le tecniche di tutti e quattro i principali e tradizionali stili di Karate (GoJu Ryu – Shito Ryu – Wado Ryu e Shotokan) hanno come obiettivo il raggiungimento di una assoluta incisività ed efficacia in caso di utilizzo.

Sebbene sia nato come arte marziale che insegna il combattimento, ma senza perdere di vista l’impegno costante di ricerca del proprio equilibrio, con il tempo il Karate si è tramutato in un insegnamento a combattere per non dover combattere, a diventare forti modellando il carattere, guadagnando in consapevolezza e mettendo al primo posto il rispetto per l’avversario.

DOJO KUN – PRINCIPI MORALI

Hitotsu jinkaku kansei ni tsutomuru koto = cerca di migliorare il carattere

Hitotsu makoto no michi o mamoru koto = cerca di percorrere la via della sincerità

Hitotsu doryoku no seishin o yashinau koto = cerca di rafforzare la costanza dello spirito

Hitotsu reihi o omonnzuru koto = cerca di imparare il rispetto universale

Hitotsu kekki no yu o imashimuru koto = cerca di acquistare l’autocontrollo

I TRE PILASTRI DEL KARATE

La pratica del karate si basa su tre pilastri fondamentali: kihon, kata e kumite.

Il kihon è l’insieme degli esercizi fondamentali, la ripetizione delle tecniche singole o concatenate una all’altra, che si pratica prevalentemente da soli a mani nude.

Il kata è un insieme di tecniche, concatenate in modo da costituire una sequenza, che simula un combattimento in varie direzioni. Letteralmente “kata” in giapponese significa “forma” e identifica un parte fondamentale dell’insegnamento di tutte le arti marziali. I kata sono “i libri di testo” in cui è racchiuso tutto l’insegnamento tramandato da secoli di pratica: sono stati elaborati dai vari maestri che ne hanno formalizzato le tecniche e le hanno messe in una sequenza che rappresenta un “combattimento reale con avversari immaginari”.

Il kumite è il “combattimento”: letteralmente la parola significa “incontro” (kumi) di “mani” (te) e va inteso proprio come un “incontro” anziché uno “scontro”, in cui ogni praticante sfrutta l’avversario per confrontarsi con i propri limiti e le proprie paure. Il kumite viene studiato in varie forme, dalla più semplice e controllata detta “kihon kumite” (per i primi livelli) si passa per gradi al “ju kumite”, il combattimento libero (per i livelli avanzati), fino ad arrivare al “jissen kumite” cioè il combattimento reale (solo per praticanti di livello superiore).

Questi tre elementi sono inscindibili nella pratica del karate: dai kata si estrapolano le tecniche, le combinazioni e le strategie in essi racchiuse, si utilizza il kihon per tradurle in modelli di combattimento che poi verranno applicati nel kumite.

 

 

 


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